Guardia di Finanza e Professionisti: operazione “income zero”

Inserito il 15 ottobre, 2010 da in Prima Pagina | Post2PDF

 

Il Sole 24 Ore ha riportato in questi giorni la notizia di una recente indagine della Guardia di Finanza denominata “income zero” (reddito zero).

Oggetto dell’indagine sono i redditi da lavoro autonomo e professionale.
Più in particolare, la Guardia di Finanza ha passato al vaglio la posizione di 1.500 professionisti che avrebbero percepito compensi da oltre 100.000 euro per consulenze prestate nell’ambito della propria attività professionale.

Il metodo usato nell’indagine è piuttosto semplice: sono stati incrociati i dati indicati nel così detto Modello 770 (Dichiarazione dei Sostituti d’Imposta) presentato da diverse società ed enti, con le dichiarazioni dei redditi dei professionisti che avrebbero percepito compensi da tali società.

In pratica, attraverso il Modello 770, un soggetto IVA, quale per esempio una Società per Azioni, comunica all’Agenzia delle Entrate i seguenti dati relativi ad eventuali rapporti con uno o più professionisti che la stessa società ha intrattenuto nel corso dell’anno:

  • Generalità del soggetto a cui la società ha riconosciuto un compenso per prestazioni professionali;
  • Ammontare del compenso lordo corrisposto e della trattenuta a titolo di ritenuta d’acconto operata nei confronti del professionista.

Il professionista, a sua volta, è tenuto a dichiarare tali compensi attraverso la propria dichiarazione dei redditi (Modello Unico) che invierà all’Agenzia delle Entrate.

Sia il Modello 770, sia i redditi da lavoro professionale, seguono lo stesso principio di cassa: la società è tenuta a compilare il modello 770 nel momento in cui eroga il compenso (ed opera la trattenuta), il professionista è tenuto a compilare il quadro della sua dichiarazione dei redditi relativo al reddito professionale nel momento in cui riceve il compenso.

Anche se nella dichiarazione dei redditi del professionista (Modello Unico) non vengono indicate le generalità dei soggetti (quali le società) che hanno erogato compensi al professionista, tuttavia dall’incrocio tra il Modello 770 della società che ha erogato il compenso ed il Modello Unico del soggetto che l’ha percepito possono scaturire diverse informazioni.

Se, per esempio, la società Etabeta ha dichiarato di aver riconosciuto nell’anno 2008 un compenso di 100.000 euro al dott. Paperino ed il dott. Paperino ha presentato per l’anno 2008 una dichiarazione dei redditi in cui sono indicati ricavi per prestazioni professionali pari a 15.000 euro, allora la posizione del dott. Paperino è degna quantomeno di essere approfondita.

La cosa sbalorditiva emersa dall’indagine della Guardia di Finanza non è una incongruenza tra i Modelli 770 delle società e le dichiarazioni dei redditi dei professionisti esaminati, ma una totale assenza delle stesse dichiarazioni dei redditi. Assenza, tra l’altro, che si ripete per due anni consecutivi.
Cioè, da un lato la società Etabeta ha dichiarato di aver corrisposto nel 2008 al Dott. Paperino un compenso di 100.000 euro, dall’altro lato il Dott. Paperino, non presentando la propria dichiarazione dei redditi per il 2008, ha dichiarato di non aver percepito alcun compenso.

E questo si è ripetuto in 400 casi dei 1.500 esaminati dalla Guardia di Finanza.
Il comportamento tenuto dall’ipotetico dott. Paperino, oltre che grave, è quantomeno bizzarro: non occorre, infatti, un investigatore alla Sherlock Holmes per scoprire il comportamento illecito del professionista; è sufficiente un semplice incrocio di dati, ormai eseguito in automatico dai computer dell’Agenzia delle Entrate.

Marco Mastromattei